apr232009

01_stradaioli_museo

Cliente Tipo: “Ma, una cosa così sapevo farla anche io!”
Designer: “E allora perché l’ha fatta fare a me?!”
Bruno Munari

Sfortunatamente in Italia, e ci tengo a sottolinearlo, in Italia, il Paese dove tutti sono un po’ politici e un po’ “allenatori del palone”, sono anche tutti un po’ “grafici”.
Troppo spesso si ha a che fare con clienti che si sentono molto coinvolti nella propria Azienda. Passata, come un testimone, da padre in figlio oppure fatta nascere da loro stessi, queste persone si sentono insignite dell’orgoglioso compito di continuare a farla crescere e/o consolidare.
Essa è come una figlia!

Bello!
Se volete anche romantico!
Purtroppo però, queste persone sono anche le stesse che non si fidano mai completamente di un professionista esterno, seppur reclutato da loro stesse.
Oppure, per un indole tipicamente nostrana, “devono sempre metterci qualche cosa di loro“.
E’ una cosa da un lato apprezzabile ma che limita la crescita corporativa e comunicativa aziendale e, al tempo stesso, è frustrante per i creativi, che si trovano continuamente a dover lottare per questioni miserrime: da un punto di vista pratico il tempo che si spende per cercare di fare capire al titolare perché “è meglio così” spesso non vale la vittoria della battaglia (quando la si vince)…

Dopo 9 anni nel settore, arrivato alla fine del progetto, troppo spesso, mi trovo ancora in situazioni di piatta banalità dopo: ripetute proposte, incontri, telefonate, messe a punto, mail, rimesse a punto.
“Ecco, così va benissimo STRADAioli, magari lo mettiamo dentro ad un ellisse ed il marchio è fatto!”.
Ed io penso: “[Ma è una cagata pazzesca!] – Ma così è… un po’ scontato…”.
Allora m’intristisco e, per un attimo, sogno il Paradiso di plastica del creativo: un ufficio a Manhattan con bellissime e poppute impiegate che mi servono il caffè ed il briefing della giornata. (VEDASI “What women want“)
Ma questo esiste solo nei film di Hollywood!
Il film vero della serie è qualche cosa più in stile: “VIENI AVANTI CREATIVO!”
Spero che piano, piano, questa lotta continua porterà ad innalzare il livello di sensibilità della popolazione nei confronti della comunicazione.
La cosa assurda è che nel Paese dove tutto è arte, la calpestiamo quotidianamente nelle nostre strade, nel Paese dove è nata la grafica moderna, IL FUTURISMO, ci siano ancora queste forti lacune.
E non è un problema solo delle piccole e medie Aziende, succede anche in quelle GRANDI, sempre a conduzione familiare o dove il direttore marketing è lui stesso un retrogrado vecchio “papozzo” che ha paura ad osare solo un pelo di più ” …perchè così è sempre andato bene, ha sempre funzionato!”

…INTANTO NEL RESTO DEL MONDO
Quando si fa un nuovo progetto architettonico per una nuova struttura pubblica con esso parte anche un progetto di comunicazione a 360° che coinvolge aspetti che vanno dalla promozione alla segnaletica esterna ed interna.
Da Noi, invece, vige ancora l’arte dell’arrangiarsi.
Così possiamo trovare favolosi frutti della collaborazione a 4 mani tra il Direttore del Museo e la segretaria che sbuffando si è dovuta ingegnare a fare una cosa “carina“, per questo ha scelto il “Comic Sans”, “che è più bellino”: un A4 con la scritta “TOILETTE“!
ARGH!!!

ABOLIAMO IL COMIC SANS!!!

“E’ una questione di mediocrità…”
Non ricordo Chi l’ha detto… forse Io…

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